
Nella biblioteca del Trinity College di Dublino, chiamata Old
Librery, sono custoditi ben 5mila manoscritti e 2milioni di volumi
stampati, antichi libri e manoscritti di inestimabile valore
storico. Ma tra tutti i codici miniati, il più pregiato tesoro di
questo luogo è il famoso Book of Kells (libro di Kells).
Questo libro offre le più belle ed elaborate decorazioni mai viste.
Si dice che furono i monaci di Iona a realizzarlo, nell’806 d.C.,
quando si rifugiarono a Kells in seguito a un’incursione vichinga.
Il prezioso manoscritto Irlandese, contenente i quattro vangeli in latino, è composto da quattro volumi rilegati in pelle di vitello.
Protetti da una bacheca di vetro, in genere vengono esposti solo
due tra i quattro volumi.
Da questi volumi vengono scelte due tra le 680 pagine
(340 fronte retro), ed esposte quotidianamente una sulle
illustrazioni e una sul semplice testo, le quali poi vengono
sostituite periodicamente a rotazione.
I particolari, minuziosamente disegnati dalle mani esperte degli amanuensi, sono abbelliti con elaboratissimi motivi e accurate figure: immagini di pescatori, di angeli, bestie affamate e demoni, motivi floreali e figure geometriche, scene di vita quotidiana e scene fantastiche, ma anche segni enigmatici che formano i capolettera dei capitoli, nei quali vi sono riportate simbologie di
grande interesse, come ad esempio i nodi celtici o la
Eight Circles Cross che simbolicamente rappresenta
i quattro elementi della Natura.
(strani simbolismi “pagani” per essere un manoscritto
rigorosamente cattolico).
Le bellissime illustrazioni sono state realizzate abilmente
con l’utilizzo di svariati componenti: il gesso per il colore
bianco, il piombo per il rosso, lapislazzuli o il guado per ottenere
le tonalità di blu ed infine il carbone per il nero e il verderame
cristallizzato per ottenere il verde.
Secondo studi recenti il Book of Kells risalirebbe tra il VII e il
IX sec d.C ma nonostante le teorie più accreditate, alcuni storici
tuttavia datano l’opera in un periodo molto antecedente, per via di
alcune illustrazioni che raffigurano guerrieri con piccole spade
circolari, in uso molto prima delle incursioni vichinghe.
Una tra le pagine più significative e particolarmente elaborate è
quella chiamata Chi Rho in cui la prima parola “XRI” apre il racconto. Questo termine, abbreviato, significherebbe “Christi”o Cristo.
In quella stessa pagina vi è riprodotta una scena dettagliata in cui un gatto osserva un topo che divora il “pane divino”. Tale scena potrebbe simboleggiare il peccatore che riceve la Comunione, ma non c’è nulla di certo in questo poiché il simbolismo usato in questo manoscritto è di difficilissima interpretazione.
Ciò che può sicuramente affascinare è la sinergia tra simbolismi legati ad una credenza pagana, con gesta mitologiche del più lontano passato e quella legata al Credo Cristiano in cui viene rappresentata la vita di Cristo.
Ad ogni modo questo antico manoscritto è uno tra i più preziosi
libri sacri legati alla storia e alla cultura celtica Irlandese.
Una teoria affascinante:
C’è una leggenda che narra come, dalla tradizione Etrusca al mito medioevale sopravvissuto fino all’Ottocento, nelle campagne italiane si sia determinato il mito delle “streghe”.
La leggenda narra che la Dea Diana, Signora del cielo, e madre della prima strega Aradia creò le stelle e la pioggia. Da allora lei fu la Dea gatta col volto di Luna che sorveglia sulle stelle-topo.
Vi è un interessante racconto, tratto dal “Il Vangelo delle streghe” di C. Leland, che rievoca tale mito:
Diana fu la prima creata al mondo: in lei esistevano tutte le cose.
Da se stessa, l’oscurità primordiale, si separò; si divise in
oscurità e in luce. Lucifero, suo fratello e figlio, lei stessa e la
sua altra metà, era la luce. Quando Diana vide che la luce era così
bella, la luce che era la sua altra metà, suo fratello Lucifero, la
desiderò con enorme brama. Volendo ricevere nuovamente la lu¬ce
nella sua oscurità e ingoiarla in rapimento e delizia, tremò per il
desiderio. Questo desiderio era l’Alba. Ma Lucifero, la luce, non
volle cedere alle sue brame e fuggi. Era la luce che vola nelle
parti più lontane del cielo, il topo che fugge il gatto. Allora
Diana andò dai padri e dalle madri del Principio, gli spiriti che
esistevano prima di ogni altro spirito, e si lamentò con loro di
non poter prevalere su Lucifero. Ed essi la lodarono per il suo
coraggio. Le dissero che per sorgere doveva prima ca¬dere; per
diventare la prima dea doveva diventare mortale. E attraverso le
ere, nel corso del tempo, quando il mondo fu creato, Diana andò
sulla terra, come aveva fatto Lucifero che era caduto, e insegnò la
magia e la stregoneria. Così ebbero origine le streghe, le fate e i
folletti, tutto ciò che è come l’uomo e che tuttavia non è mortale.
Accadde che Diana prese la forma di un gatto. Diana filava il
destino di tutti gli uomini; ogni cosa era filata dalla ruota di
Diana. Lucifero faceva girare la ruota. Diana non era riconosciuta
come loro madre dalle streghe e dagli spiriti, dalle fate e dai
folletti che abitano nei luoghi remoti e solitari. Essa si nascose
umilmente e si fece mortale; ma per sua volontà sorse nuovamente
al di sopra di ogni cosa.
Aveva una tale passione per la stregoneria e divenne così potente nell’esercitarla che la sua grandezza non poté più rimanere nascosta. Accadde così che una notte, al raduno di tutte le streghe e delle fate, Diana dichiarò di essere capace di oscurare il cielo e di trasformare tutti i topi in stelle. Tutti i presenti dissero:
«Se puoi fare una cosa così strana, se hai un tale potere, allora
sarai la nostra regina». Diana andò nelle strade;
prese la vescica di un bue e una moneta delle streghe dal bordo
affilato come un coltello -con questa moneta le streghe staccano la
terra dalle impronte dei piedi degli uomini-. Diana staccò un po’ di
terra, con essa e con molti topi riempì la vescica, poi vi soffiò
dentro fino a farla scoppiare. Allora successe una cosa incredibile,
perché la terra contenuta nella vescica diventò la volta del cielo
e per tre giorni ci fu una grande pioggia; i topi diventarono stelle
e pioggia. E avendo creato il cielo, le stelle e la pioggia, Diana
diventò la Regina delle Streghe; era il Diana che governa le stelle,
il cielo e la pioggia; era il gatto che governava i topi.
Che questa leggenda abbia qualcosa a che vedere con il
manoscritto Irlandese? Niente di così bizzarro, si sa infatti
che la dea Dana era venerata dagli antichi padri Irlandesi,
il popolo dei Tuatha de Danann (gente di Dana).
La cosa più impressionante che ho trovato su questo manoscritto è l’origine degli amanuensi..si dice infatti che il manoscritto si può vedere come la gara di due virtuosi maestri d’arte le cui personalità emergono dalle pagine del libro:
- uno era probabilmente Irlandese, esperto delle tecniche pittoriche dei celti e dell’arte della lavorazione dei metalli;
- l’altro era un calligrafo meridionale, gran conoscitore dell’arte del mediterraneo.
Che i figli di Dan si siano incontrati per tramandare il loro sapere?Naturalmente se ciò fosse è scontato che questo dovesse avvenire “sottobanco” ossia sotto mentite spoglie:la nuova ASSULUTA religione cattolica. Se ciò fosse non mi è chiaro il perchè dell’attacco vichingo ai propri “fratelli” (e se fosse stata tutta una messa in scena? e se i monaci, o qualcuno di essi, avessero scoperto il doppio gioco dei due grandi maestri e avessero minacciato di rivelare l’inganno alla madre chiesa?a tal punto potrebbero entrare in gioco i temerari amici vichinghi per mettere a tacere il tutto…si dice infatti che alcuni monaci sopravvissero agli attacchi vichinghi. Si dice anche che il libro venne messo al sicuro e trasportato fino ad una barca a vela preparata per la fuga) …e sappiamo quanto fossero veloci le imbarcazioni dei vichinghi (imbarcazioni assai simili a quelle shardana e alle navicelle nuragiche).
Sly-anticheterre
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